martedì 27 dicembre 2011

Le sorprese natalizie...!

Causa festività ho avuto meno tempo per scrivere, così ho voluto ritagliarmi dieci minuti per raccontarvi di Natale.
Perchè il Natale? Perchè la mattina di Natale, come credo molti altri di voi, la sottoscritta era di turno.
Una mattinata tranquilla, dove ci siamo abbuffati di cioccolatini, brioches e quant'altro avessimo in sede, giusto per "festeggiare in famiglia".
Verso le 11.30 decidiamo di affossarci nel divano con la scatola di cioccolatini e in tempo zero suona il telefono 118, come da manuale.
Al telefono, l'operatore della Centrale Operativa mi dice: "Ciao, vai a XXX, in via XXX, uomo 72 anni con Alzheimer che ha esagerato coi tranquillanti. Ti dò un verde perchè i segni vitali sono stabili e lui risponde".
Un po' dubbiosi, ci avviamo verso destinazione, raggiunta in pochi minuti.
Io e il mio collega scendiamo dal mezzo, mentre il nostro autista parcheggia nell'ampio cortile.
Davanti alla porta d'ingresso del condominio ci aspetta Luca, il figlio del paziente, agitatissimo, che inizia a farfugliare "Mio padre non parla! Non sta parlando, non ci risponde!".
Io e collega ci guardiamo interdetti, e facciamo uno scatto felino su per le scale...dimenticandoci il nostro autista, che in tempo zero si ritrova chiuso fuori.
Arriviamo in camera da letto, dove troviamo Giorgio, 72 anni, che dorme beato, e la moglie Luisa che urla e si dispera.
Verificati i segni vitali, Giorgio risulta essere il cosiddetto paziente di tipo V, ovvero quello che risponde allo stimolo verbale.
"Giorgio! Giorgio sveglia, siamo quelli dell'ambulanza! Mi senti?"
"Mmmm siii ma lasciatemi dormire mmmm" mugugna a bassa voce
"Giorgio, non posso lasciarti dormire, abbi pazienza, dobbiamo darti un'occhiata!" gli dico, e inizio a rigirarlo col collega per prendere parametri e verificare che sia tutto a posto.
Non trovando nulla di insolito, mi rivolgo alla moglie: "Signora, a parte il fatto che suo marito ha sonno, non vediamo altro; ci è stato riferito dalla C.O. che il signor Giorgio ha preso dei medicinali e ha un po' esagerato...quando li avrebbe presi?"
A questa domanda noto un po' di imbarazzo da parte della moglie e del figlio, che dopo alcuni secondi di silenzio tirano fuori una boccetta di sonnifero: "Eh vede signorina...stanotte alle 2 s'è svegliato, ci ha svegliati tutti, era agitato...così gli ho dato qualche goccia di sonnifero! Però poi non s'è più svegliato!"
Io e collega restiamo un attimo senza parole "Signora quante gocce ha dato a suo marito?" domando
"La metà della dose che si dà ad un bambino!" mi dice in lacrime.
Sapevamo bene sia noi che loro che le cose non stavano propriamente così; con tutta probabilità Giorgio era davvero agitato quella notte, e la moglie ha ben pensato che qualche goccina in più gli avrebbe fatto solo bene.
Presi tutti i dati e le informazioni, chiamo la C.O. e anche l'operatore, dopo essersi accertato che non fosse successo altro, tira le mie stesse conclusioni.
Decidiamo così di portare comunque Giorgio in ospedale per un controllino; durante il tragitto, pian piano, Giorgio inizia a svegliarsi.
Dopo una serie indefinita di mugugni e insulti in dialetto, Giorgio abbandona l'idea di protestare e si lascia sbarellare senza troppi problemi.
L'infermiere che lo prende in carico guarda me e colleghi e sorridendo ci dice: "proprio una dose da bambino...nè?".
Noi sorridiamo pensando che persino a Natale uno riesce a rimanere...sorpreso.

giovedì 22 dicembre 2011

Nel dubbio...vi dò un rosso.

In alcune occasioni l'assegnazione dei codici è del tutto inadeguata, e sappiamo bene tutti quanti che dipende in buona parte da come viene fatta la chiamata al 118 e da come l'operatore della Centrale recepisce le informazioni; in altre occasioni, invece, non si può parlare di "inadeguatezza" in quanto la situazione è talmente delicata che si preferisce andare di corsa per niente, piuttosto che arrivare impreparati.
Di cosa sto parlando? Beh, credo che i colleghi abbiamo già intuito quale sia la circostanza per cui si corre anche più di quanto già non si faccia normalmente.
I bambini.
Solitamente, soprattutto nei bambini molto piccoli, i problemi più frequenti sono l'ostruzione delle vie aeree, convulsioni febbrili e apnee.
Per tutte queste eventualità, nel dubbio, la C.O. ci fa uscire in codice rosso.
Purtroppo casi del genere mi sono capitati spesso, e solo in un caso abbiamo lasciato il Pronto Soccorso senza vedere il piccolo riprendersi (per fortuna, informandoci, scoprimmo che si riprese solo giorni dopo...).
I bambini hanno una capacità di riprendersi straordinaria, è vero, ma il modus operandi del soccorritore è completamente differente rispetto ad un'uscita su un adulto.
L'ultimo codice rosso di cui sopra l'ho fatto domenica notte, e voglio raccontarlo perchè è stato "diverso" dagli altri.
Sono le 23.15 quando suona il telefono; la Centrale ci manda in codice rosso su un bambino di 3 mesi che non respira.
Facciamo uno scatto dalla sede al garage che se l'avessi visto in moviola, non mi sarei riconosciuta.
Velocissimamente ci catapultiamo sul mezzo, lanciandoci letteralmente per le strade della provincia.
Dico al mio terzo di prepararsi a portare giù mezza ambulanza, sappiamo che ci avrebbe raggiunto anche l'Automedica, ma fino a quel momento saremmo stati soli, come sempre.
Arriviamo in posto, scendiamo e ci troviamo davanti ad una villetta.
Fuori ad aspettarci c'è una donna, giovane e parecchio agitata, che ci invita ad entrare di corsa.
Una volta entrati sentiamo le urla del bambino, che vediamo piangente in braccio al padre, sconvolto.
Penso di poter parlare anche per i miei colleghi quando dico che ci siamo sentiti profondamente sollevati nel sentirlo piangere.
Mi sincero personalmente delle condizioni del piccolo, successivamente lo affido ai miei due colleghi, poi avviso la C.O. che il bambino era sveglio e stava riprendendo colore.
Avvisata la Centrale, mi sposto con la madre e i nonni in un'altra stanza, mentre i miei colleghi restano a monitorare il bimbo insieme al padre.
Faccio sedere la madre, tremante e in lacrime, che mi racconta cosa era accaduto poco prima del nostro arrivo: Daniele si sveglia, così il papà lo solleva dalla culla e lo prende in braccio.
All'improvvisio Daniele diventa bianco e pochi secondi dopo perde i sensi, abbandonandosi tra le braccia del padre, che stendendolo sul divano si accorge che il bambino non respirava più.
A quel punto la madre, che aveva assistito alla scena, chiama il 118 e i nonni.
Non penso di poter anche solo immaginare cosa possa aver provato in quel momento il papà di Daniele, e nonostante questo ha avuto la lucidità di stendere il piccolo in piano e fargli due insufflazioni.
Alla seconda insufflazione Daniele si riprende, come se gli avessero tolto la testa dall'acqua, e pochi secondi dopo arriviamo noi.
Mentre ascolto, ho un paio di secondi di "stand by" dove non riesco a fare a meno di pensare a quanto coraggio deve aver avuto il papà del piccolo Daniele quando, vedendo il suo bambino inerte, con lucidità ha eseguito le manovre.
Non è da tutti, cazzo.
Poco dopo arrivano medico e infermiere, che avevo comunque avvisato tramite C.O. riguardo alle condizioni stabili del bimbo, e i genitori decidono di portare il piccolo in ospedale per un controllo in ambulanza.
Prima di uscire di casa, il nonno con in braccio il piccolo Daniele, rivolgendosi al bimbo sorridente, dice "Li vedi questi ragazzi qui? Chissà cosa avremmo fatto senza di loro!"
Io sorridendo mi sono permessa di rispondere "Beh, noi questa volta non abbiamo fatto nulla...Daniele aveva un ottimo soccorritore in casa!".
Il nonno sorrideva come il piccolo Daniele, e nel mentre arriva il papà che ci ringrazia ancora per la tempestività dell'intervento, poi guardando il bambino con un velo di commozione ci dice "Vedete? Lui sorride sempre! E prima...non sorrideva, non parlava, non faceva niente..."
"Per fortuna che il suo papà era lì con lui, Lei è stato davvero bravissimo!" gli dice il mio collega.

Quella sera, mentre osservavo il papà che guardava il suo bambino con occhi lucidi, ho pensato a quanto debba essere stato difficile essere un angelo custode.

venerdì 16 dicembre 2011

"Siete solo due donne e con un solo uomo??? MA NO!"

A noi soccorritori piace sdrammatizzare molto quando si parla di uscite...un umorismo un po' nero a volte, devo ammetterlo, ma a noi piace così.
Giusto stamattina avrei dovuto sostituire una collega dalle 7 alle 9, e la squadra al mio arrivo in sede ironizzava sulla mia sicura permanenza prolungata.
Beh...avevano ragione.
Alle 9.05 veniamo chiamati per un anziano caduto in camera da letto, in verde.
Esco rassegnata al fatto che non concluderò di certo il turno tanto presto.
Arrivati in posto, ci troviamo a salire due rampe di scale in pietra, lucide e scivolose, che ci portano direttamente nella casa del signor Matteo.
Moglie, figlia e nipote appena ci vedono scuotono la testa e ci dicono "Ma no! Siete solo due donne con un solo uomo!".
Io e la mia collega ci guardiamo interrogativamente, e mentre entriamo in casa un sospetto ci assale.
Sospetto fondato, quando appena entrati in camera da letto troviamo il signor Matteo, evidentemente sovrappeso, seduto a terra tra il muro e il letto.
La figlia insistendo ci dice "In due ragazze? No dai, non ce la fate mica!"
"Signora non si preoccupi, non è la prima volta e non è nemmeno dei più pesanti che abbiamo trasportato!" le faccio presente, cercando di tranquillizzarla.
"Si ma dai, siete due ragazze" insiste lei, guardandoci quasi divertita.
"Signora" le ripeto mentre tiro fuori saturimetro, fonendo&sfigmo dallo zaino "Ce la caveremo benissimo".
La signora decisamente poco convinta, continua a guardarci come se da un momento all'altro si aspettasse una nostra "resa".
Matteo effettivamente è pesante, e vedere le facce delle signore mentre io e collega sorreggevamo tutto il suo peso morto beh è stata una piccola soddisfazione, concedetemelo.
Con sacrosanta pazienza, in un secondo momento tutti e tre insieme spostiamo Matteo da terra al letto, e successivamente dal letto alla sedia cardiopatica.
"Non pensavo riusciste a spostarlo! Siete allenati, nè?" ci dice sorridendo la figlia di Matteo.
Noi, ve lo garantisco, ridevamo molto meno.
Tuttavia con un bel sorrisetto compiaciuto facciamo cenno di sì e iniziamo interiormente a sgranare un intero rosario non appena ci rendiamo conto di quanti gradini ci separano dal piano terra.
Con non poco sforzo, ma sempre sorridenti (e che stile!) arriviamo fino in fondo alle scale, mettiamo Matteo sulla barella e ci accingiamo a caricarlo.
Peccato che Matteo, poco convinto della stabilità della barella, decide di aggrapparsi all'armadietto delle bombole, impedendoci di spingere su la lettiga.
Restano i miei due colleghi a spingere la barella, e io con il carrello in mano che invito Matteo a sganciarsi perchè in quel modo non saremmo andati da nessuna parte.
Per fortuna Matteo mi dà retta, con buona pace dei miei colleghi, così carichiamo e partiamo alla volta dell'ospedale meno accessibile, in termini di tempo e strada, della zona...!
Durante il viaggio, Matteo se la ride di gusto (io e squadra un po' meno!) mentre noi cerchiamo di distrarlo un po'.
Arrivati in ospedale, si ripete al contrario la scena del carimento; Matteo si aggrappa allo zaino posizionato a lato della barella, impedendoci di sbarellare.
Anche qui, con pazienza lo convinciamo che la barella è sicura e che noi non lo lasceremo cadere, e riusciamo a portarlo in questo modo dentro al Pronto Soccorso.
Una volta usciti, un po' acciaccati, riusciamo a ridercela anche noi, ironizzando sul fatto che spesso noi soccorritori ci troviamo a far palestra anche senza volerlo...capita e basta.

lunedì 12 dicembre 2011

Ridiamoci su!

A volte capitano uscite dove l'unica cosa che si può fare è riderci su.
L'anno scorso di questi tempi veniamo chiamati per un anziano caduto in casa con temporanea perdita di coscienza.
Eravamo io di terzo, e i due colleghi e amici con cui turno praticamente sempre.
La mia caposquadra ed io scendiamo mentre il nostro autista parcheggia il mezzo nell'ampio cortile di una vecchia corte, e ci troviamo davanti un signore anziano alto almeno 1metro e 90, sorretto da un altro personaggio più basso e tarchiatello che lo accompagna verso di noi.
Insistono per salire subito in ambulanza, e considerato che erano praticamente a 5metri dal mezzo, li facciamo salire.
Marko, così chiamerò l'infortunato, si accomoda sulla barella tranquillo e pacato, lamentando atroci dolori alla spalla destra, e l'altro personaggio che scopriamo essere suo figlio ci racconta della caduta da equilibrista che il padre aveva fatto circa venti minuti prima.
Prendiamo i parametri, lo immobilizziamo e partiamo alla volta dell'ospedale.
Una volta partiti, senza il figlio che aveva deciso di seguirci in macchina, Marko si scatena letteralmente.
Ci racconta che ha 92 anni, è istriano e che sarebbe morto sicuramente a 93 anni, come la nonna e la madre.
Io così cerco di rassicurarlo "non si preoccupi Marko, è solo una caduta! Può capitare a tutti! I suoi parametri sono perfettamente nella norma, è arzillo e attivo, non dimostra l'età che ha!"
Lui mi squadra con un'aria furba, ed inizia lo show "Senta signorina...ma lo sa che quando ero giovane e mia moglie era ancora in vita, sono sempre riuscito a soddisfarla?"
E io e la mia collega "Beh...ci fa piacere, ma veramente noi non..." e lui interrompendoci "Sempre, non è mai stata insoddisfatta!" e da qui ha iniziato a raccontare nei dettagli COME e COSA faceva con la sua ormai defunta moglie, tra l'imbarazzo mio e della mia collega.
Quando sembrava aver esaurito i dettagli hot, mi guarda e mi dice "Senta biondina, ma lei...cosa ne direbbe di farmi da badante? Sà alla mia età ormai comincio ad avere i miei problemi..."
Io, un po' imbarazzata, cercavo di sviare il discorso "Ci sono persone preparate a prestare assistenza, io al momento non lo sono..."
E lui incalzante "No ma non si preoccupi! Non sono di tante pretese...se poi in settimana ci concedessimo anche qualche 'beneficio'...eheheh sà, in fondo sono ancora bravo!"
"Marko, la prego, non mi pare proprio il caso!" gli fece notare la mia collega, vedendo la mia faccia allibita.
"Beh, signorina bionda, io le lascerei tutto...i miei soldi, la mia casa e anche la macchina! Sa, è nuova di pacca!"
"Marko, la ringrazio...ma anche no!" gli dissi "Su cerchi di rilassarsi adesso che siamo quasi in ospedale!"
"Ma quindi lei non avrebbe voglia di prendersi cura di me? La soddisferei a dovere!"
La mia collega, dopo aver chiuso il vetro che ci separava dal nostro autista che stava imprecando perchè queste uscite nei miei confronti non le stava gradendo per niente, invitò il signor Marko a smetterla di farmi propostacce che tanto io ero già impegnata e sistemata.
Al che lui la guarda e le dice "Beh la proposta è valida anche per lei naturalmente!"
Io e lei ci guardiamo in faccia, cerchiamo di trattenere una risata, e gli diciamo di calmare i suoi bollenti spiriti perchè ormai eravamo arrivati.
Una volta sbarellato e lasciato in ps, io e collega ci siamo fatte una gran risata.
Rideva un po' di meno il nostro autista, che non è troppo tollerante in questi frangenti!!